Dal Archivio del Centro IMMACULATA, Appenzello, Svizzera


Sac. ALESSANDRO CENTI

APPARIZIONE
DELLA MADONNA DEGLI ANGELI
ARCOLA (La Spezia)

COMPENDIO STORICO

Preghiera
Apparizione
"Ave Maria" canzoncino di N.S. degli Angeli

Con approvazione ecclesiastica


PREGHIERA

O santissima Vergine Maria, o Madonna degli Angeli, deh! da codesto vostro trono di misericordia, rivolgete benigna il vostro sguardo sopra di me indegno vostro servo. Aiutatemi contro le insidie del demonio, impetratemi un perfetto e costante amore al vostro dilettissimo Figlio ed a Voi che siete dopo Lui la mia unica speme.
O mia Regina e Madre deh! fate che in me non venga mai meno un tale amore, ma duri fino alla morte, dopo la quale io sia da Voi condotto alla patria dei Beati. Amen.
(Sette Ave Marie).

A chi visiterà la Chiesa di N. S. degli Angioli in Arcola ed ivi reciterà divotamente la suddetta preghiera con l'aggiunta di sette "Ave Marie" accordiamo l'indulgenza di 100 giorni, da lucrarsi una volta al giorno.

La Spezia 5 aprile 1949


+ GIUSEPPE STELLA, Vescovo di Luni


APPARIZIONE
della MADONNA degli ANGELI
in Arcola "la Carbonara"

21 MAGGIO 1556

SECOLO XVI

Tempi tristi. La Chiesa durava crudele prova, forse non sostenute mai se non nei primi secoli. Le passioni più furibonde, gli istinti più brutali in Lutero, in Arrigo VIII e in Solimano s'erano stretti a danno della religione.

Sfrenata cupidigia di imperio e di gloria in Francesco I e Carlo V aiutava l'opera nefanda.

Il Protestantesimo, che nei Paesi Bassi, nella Polonia, in Inghilterra, in Isvezia, in Danimarca e in più altre contrade Alemanne, era stato acclamato religione dello Stato, audace invadeva la Svizzera, si spingeva in Francia. Il Turco stringeva l'Europa e minacciava, alleato, onta al nome di re Cattolico, di Francesco I e di Lutero, s'avanzava a portare la barbarie nel seno stesso della religione e della civiltà: nella cara Italia.

E la Chiesa gemeva e pregava. - Anche Arcola era continuamente dilaniata da guerre castellane, da odi, passioni, malattie, peste già alle porte del paese.

Intanto su in Cielo la Vergine benedetta vegliava a salute dei figli, dolorava su le loro ingratitudini, sui loro traviamenti e coll'onnipotente preghiera, fermava le divine vendette. E il misericordioso Iddio che mai ascolta indarno le preghiere della Vergine Santa, volle che gl'ingrati figli da Lei sapessero loro salvezza, manifestandosi in prodigiosa, strepitosa Apparizione.

 

1556 - 21 Maggio

 

Mese di Maggio, mese dei fiori: mese del Fiore, mese di Maria, il fiore sublime che affascina con la sua bellezza singolare il RE del creato. Fu un limpido 21 Maggio che il Fiore splendente in Cielo, Maria, venne ad imbalsamare col suo profumo la terra di Arcola, questo lembo desolato e mesto.

Ricorreva la solennità della Pentecoste.

Le cinque figliole di certo Baldassare Fiamberti e Margarita Blasio, BARBARA, CAMILLA, ELISABETTA, CATARINETTA, ANGELA, in compagnia della mamma de del papà e dei fratelli Francesco, Bartolomeo, Ippolito, e Giovanni, tutti nati e residenti in Arcola, ascoltata la S. Messe nell'allore Parrocchiale Pieve di Arcola, arciprete il Rev.mo D. Giacomo Picedi, e adempiuto a tutte le devozioni della solennità, col benestare dei genitori, tutte giulive salgono al vicino boschetto di loro proprietà, in località Carbonara, dove nei momenti liberi erano solite portarsi per giocare e poi pregare.

Dopo un modesto rincorrrersi toccando le annose piante di rovere e quercia di cui era piantato il bosco, ai primi rintocchi della campana della già Chiesa degli Olivetani, oggi Parrocchiale di S. Nicolò, suono di campana che, vicino al mezzogiorno, chiamava i Monaci alla preghiera e rimasto in uso, sospendono il giuoco e adunate si prostrano, e in pio raccoglimento, ricordano al misericordioso Iddio l'infelice condizione dalla Chiesa, lo scompiglio del mondo, la desolazione del loro paese, pregano, scongiurano la Vergine Santissima con la devota recita del Rosario.

E la Madre celeste ascoltò dal Cielo, con particolare tenerezza, quelle preci innocenti e alle salutazione Angelica "Angelus Domini" una luce di paradiso le avvolge. Attonite voltano lo sguardo e sulla chioma di una pianta di rosmarino vedono una maestose Signora, risplendente più del sole, bianco vestita, fiancheggiata da due Angioli, che alla bellezza del viso, alla dolcezza dei modi, allo splendore sovrumano che la circondava faceva ben conoscere, non essere personaggio terreno ma Regina del Cielo.

È facile immaginare lo stupore delle figliuole a quella comparsa e come dovessero restare senza voce e tremanti di riverenziale timore.

Fissano gli occhi estasiati nella dolce Signora, che, con voce soavissima, tutta materna le tranquilizza: "Non temete, o figlie, io sono Maria, la Madre di Gesù Cristo, la Regina degli Angeli" e alzando la mano: "Andate, andate, o predilette, dite al popolo che preghi e faccia penitenza; sì, andate e predicate la preghiera e la penitenza. Le vostre suppliche sono salite al mio cuore, ora è tempo di agire: Andate! Andate!"

Le Veggenti riavutesi da tanta grazia: "Ma dolce Signora", rispondono, "noi siamo pronte a quanto ci dite, ma a predicare noi non siamo atte, non siamo all'altezza".

"Figliuole, riprende Maria: non temete, col mio aiuto tutto troverete facile. Andate e dite ancora ai buoni villici di innalzare, a mio onore, un tempio in questo luogo".

E la Vergine alzandosi verso il Cielo, scortata dai suoi Angeli, pian piano si dileguò dagli sguardi di quelle fortunate, lasciandole piene di celeste consolazione e di fiducia.

Riavutesi dalla visione si guardano attornite, si mettono in piedi, e frettolose raggiungono la loro casa; estasiate ne dicono ai loro cari, ne informano il Parroco, e dimenticando la loro pochezza, nella parola della Divina Signora, corrono fra i paesani annunziando la portentosa nuova, predicando quanto affidò loro Maria Santissima, e Parroco, Clero, paesani tutti ascoltano quelle anime semplici e, come spinti da una forza arcana, tutti si portano al posto dell'Apparizione e là pregano, supplicano, iniziano severe penitenze.

Una gioia indescrivibile, una sicura fiducia corre nell'animo di tutti:

Il paese à salvo.

Ma la nuova si espande nella vallata, ai paesi vicini e lontani e da tutta la Lunigiana ed oltre, si partono folle di pellegrini ed oranti e penitenti si avviano alle Carbonara, ove trovano conforto, trovano la vera pace, sentono un rinnovamento interno, quella gioia che non è del mondo.

I tempi sono tristi, nelle famiglie vi è penuria, ma il popolo vuol acconsentire all'ordine della Madonna e si accinge alla costruzione del tempio in Suo onore. (1)

(1) - Nella visita Apostolica, fatta nel 1584, solo 28 anni dopo l'apparizione, da S. Ecc.za Mons. Angelo Peruzzi, Vescovo di Sarsina, si rileva: "Die 26 Martii 1584 - Ecclesia gloriosae Virginis de Arcula - Visitavit ecclesiam quandam magnam, amplam et onorificam cum quadam capella subterranea, quae adhuc non est perfecta sed in die construitur, et, ab anno 1556, coeptum fuit fabricari eccelsiam ipsam ea de casa, quia ut dictum fuit, de eodem anno, et in die sancto Pentecostes, gloriosa Virgo apparuit quibusdam puellulis, in medio duorum Angelorum, quibus dixit quod publicare debetur certum jeiunium et quod eo loco fabricari deberet ecclesia in onorem ipsius Virginis gloriosae et prout latius constare dictum fuit in processu et actis superinde per Rev.mum tunc Episcopum formatis".

- Il processo dell'Apparzione fu compilato da Mons. Gio. Battista Bracelli Vescovo di Sarzana, e dalla Congregazione dei Riti, la Sacra Effigie della Vergine venne dichiarata venerabile e miracolosa.

È la Mamma Celeste che ha ordinato e le anime buone non conoscono ostacoli, non conoscono fatiche e in men di due anni il tempio è pronto.

Magnifico tempio, arricchito di preziosi tesori dalla pietà dei fedeli, per espressione di gratitudine verso la Madre di Dio, la quale da quel luogo largisce ogni miniera di grazie.

Il volerne riferire i miracoli quivi operati dalla Beata Vergine sarebbe opera da non venirne a capo. Fu consolato l'afflitto, ebbe soccorso l'infelice, trovò pace il peccatore, e non è male fisico e morale che travagli la misera umanità, che in questo sacro luogo non sia lungi rimosso dal popolo fedele per opera di quella gran Vergine che è Salute degli infermi, Speranza dei disperati, Consolatrice degli afflitti.

Devoti! La Madonna che sempre ci predilige, anche a noi va sempre ripetendo: andata! andate!

Noi confortati dalle parole della Madre Celeste dobbiamo veramente muoverci, impegnarci in un lavoro umile e disinteressato, che non cerchi vane compiacenze, ma tenda unicamente a secondare l'azione di Dio nelle anime.

I tempi che viviamo, ognuno lo vede, troppo ci richiaman all'empietà del secolo XVI.

La Chiesa è al suo posto: geme e prega! Preghiamo ancor noi, preghiamo con essa, e la Vergine Santa, che nel secolo XVI ha salvato l'Italia e il mondo dalla barbarie ottomana; ancora una volta, col valido e potente suo patrocinio, salverà l'Italia e il mondo dalla barbarie infernale.

Accolga la Vergine Santa l'umile preghiera e ci salvi.


 

ORAZIONE

Signora nostra, che appariste in Arcola circondata dagli Angeli, non abbandonate questa terra a Voi prediletta; non distogliete lo sguardo da questo nostro Santuario, che fu ed è continuo testimonio della Vostra materna sollecitudine; porgete benigno l'orecchio alle preci che di qui salgono al Vostro eccelso trono. E, come vi degnaste impartire i Vostri ordini alle pie fanciulle che godettero della Vostra miracolosa Apparizione, illuminate il Nostro spirito colle sante ispirazioni, affinchè operando secondo il Vostro volere, siamo fatti degni di raggiungervi e godervi per sempre in Paradiso col Vostro Figlio diletto, con gli Angeli e coi Santi. - Così  sia.


Canzoncina o AVE MARIA
a N. S. degli Angeli


O Vergine bella,
degli Angeli amor,
o fulgida stella
nel mar del dolor.
Ave - Ave - Ave Maria.

Dei figli diletti
degnate gradir
le lodi, gli affetti,
le preci, i sopir.
Ave Maria.

Chi mai, Gran Signora
qui scender vi fè,
e in questa dimora
posar vostro piè?
Ave Maria.

Fu solo l'eterna
divina bontà,
la vostra materna
clemente pietà.
Ave Maria.

Gemevano i figli
ingrati al Signor
tra gravi perigli
in pianti e dolor.
Ave Maria.

Ma, oh! grazia celeste!
in candido vel
pietosa scendeste,
Regina del ciel.
Ave Maria.

E gli Angeli santi
in vago splendor
mostravan festanti
gli affetti del cuor.
Ave Maria.

Ed oh! chi può dire
qual felicità
vedere e sentire
la vostra bontà?
Ave Maria.

A pie giovinette
Vi deste a veder
chiamandole elette
del cielo al voler.
Ave Maria.

Col pianto e il digiuno
con l'umil dolor
ritorni ciascuno
pentito al Signor.
Ave Maria.

Qui innalzi un gran tempio
la fervida fe;
dal cielo qui l'empio
implori mercè.
Ave Maria.

Fanciulle beate!
a tal dignità
le volle chiamate
la vostra bontà.
Ave Maria.

Ed oh! come fide
al vostro voler
il popol le vide
col vostro poter.
Ave Maria.

Il tempio lo dice
i voti, l'altar,
quest'alma pendice,
la terra ed il mar.
Ave Maria.

O Vergine bella
degli Angeli amor,
qui siate la stella
nel mar del dolor.
Ave Maria.

Deh! ai figli ispirate
devoti pensier,
gli erranti chiamate
sul retto sentier.
Ave Maria.

E qui dove un giorno
posando i bei piè
scieglieste il soggiorno
d'amore, di fè.
Ave Maria.

Di tutti gradite
la prece, l'amor,
a tutti elargite
di grazia i tesor.
Ave Maria.


Trascrizione di Paolo O. Schenker, Centro Immaculata, CH-9050 Appenzello, Svizzera